ANTICHI ACQUEDOTTI ROMANI
foto APT Roma
Per gli acquedotti ed il trattamento delle acque i romani avevano alle spalle anche l'esperienza degli etruschi che, come è noto, ci hanno lasciato alcune testimonianze delle loro capacità in questioni di ingegneria idraulica.
Roma era diventata una metropoli e quindi aveva grandi necessità di acque non solo per l'agricoltura ed il consumo domestico, ma anche per le terme dove si recavano schiere sempre più grandi di cittadini. C'era comunque una vera cultura dell'acqua, "de aquarum ".
Ed i romani non costruirono acquedotti solo nel Lazio. Numerose furono i loro interventi nel resto d'Italia (esempio: quello del Triglio) , in Francia (dove suscita impressione l'acquedotto Du Gard) , nell'Europa romanizzata (a Tarragona e Segovia per fare qualche esempio), ma anche nell'Africa mediterranea, in Palestina ed Siria (nella foto di seguito le c.d. "norie " sul fiume Orente) ecc.
idraulica romana in Siria, foto Alpy 97
Nella Roma antica gli impianti idraulici erano diversi: l'Aqua Marcia ed il suo ramo dell'Aqua Antoniana Iovia, l'Aqua Iulia, l'Aqua Tepula, l'Aqua Virgo (vedasi acqua vergine) , l'acquedotto Claudio e quello dell'Appia, l'impianto dell'Aqua Alsietina ed infine quelli più tardi dell'epoca traiana ed alessandrina.
Dopo il periodo medievale comunque intervennero anche i pontefici con ristrutturazioni e varianti.
Nel Lazio di un certo interesse gli antichi acquedotti della Valle d'Amaseno , di Sant' Elia-Fiume Rapido con il cunicolo di Valleluce, di Cassino (per il quale sono stati effettuati recenti approfondimenti in località S.Pietro Infine), ecc..
Sono ovviamente interessanti anche diverse cisterne (talora veramente grandi come quelle di Albano Laziale).
Celio: l'acquedotto neroniano sull'arco di Dolabella ;foto Alpav 2007
Albano Laziale, il c.d. cisternone costruito dalla Legione partica; foto alpav 2009
Albano, altra visuale del capiente cisternone; foto alpav 2009